Sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata

Infezioni Urinarie

Come evidenziato dalla ghiandola prostatica

Sangue nelle urine: come e perchè. Spesso in questi quadri la storia clinica e la presenza di sintomi di accompagnamento ad esempio una forte sontomatologia minzionale irritativa in caso di cistite, la sintomatologia ostruttiva in caso di adenoma prostatico, una colica in caso di calcolosi ecc. Terapie anticoagulanti intense e necessarie salvavita per patologie cardiovascolari possono rendere in certi casi estremamente problematico il trattamento dell'ematuria e della patologia urologica che ne sta alla base, e possono essere risolte solo con una stretta collaborazione tra cardiologo e urologo trovando un compromesso a volte difficile tra rischio cardiovascolare e rischio emorragico.

Le neoplasie più frequentemente responsabili di ematuria sono i tumori dell'urotelio, cioè dell'epitelio che riveste tutta la via urinaria, dai calici renali fino alla vescica e parte dell'uretra, e i tumori del rene. Sono in entrambi i casi neoplasie a comportamento evolutivo, con prognosi buona se diagnosticate e trattate in stadio precoce, ma con prognosi molto peggiore e con necessità di interventi estesamente demolitivi se trascurate e diagnosticate in ritardo.

Indagare l'ematuria. Come sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata è detto, il primo obiettivo degli accertamenti da eseguire in caso di ematuria è escludere la neoplasia. In tutti i casi di ematuria il primo esame da eseguire è una ecografia reno-vescicale; l'ecografia esplora bene la vescica, le vie escretrici intrarenali pelvi e calici e il parenchima sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata, mentre non vede l'uretere.

Un terzo esame utile, ma non eseguibile in urgenza e con alcuni limiti interpretativi, è l'esame citologico delle urine. Si esegue di solito su tre campioni, raccolti in tre giorni successivi, in cui l'anatomo-patologo va a controllare la morfologia delle cellule di sfaldamento dell'urotelio che si depositano nel sedimento urinario: queste cellule potranno essere giudicate come normali, atipiche o francamente neoplastiche.

Quando è necessaria l'endoscopia. A questo punto dell'iter ci possiamo trovare davanti a tre situazioni: non sono state evidenziate condizioni patologiche a cui attribuire con certezza l'ematuria, è stata evidenziata la presenza di una neoplasia, oppure è stata sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata con certezza un'altra causa di sanguinamento.

Dopo la prima resezione di una neoplasia vescicale in base al risultato dell'esame istologico si sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata due scenari completamenti diversi. Una caratteristica delle neoplasie vescicali, anche se diagnosticate in stadio superficiale, è la spiccata tendenza alla recidiva, cioè alla formazione dopo la resezione di nuove neoplasie all'interno della vescica, sull'area della precedente resezione o anche su altri ambiti prima indenni.

Di norma i controlli cistoscopici hanno una periodicità di mesi nel primo anno, per poi scendere di frequenza negli anni successivi se non vengono evidenziate recidive. Le cistoscopie sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata essere eseguite in anestesia spinale o sedazione e con il cistoscopio rigido quando si preferisca aver la possibilità di procedere direttamente nella stessa seduta a resezione o biopsia in caso di riscontro di recidiva o sospetta tale, oppure in anestesia locale e con strumento flessibile, procedura meno invasiva ma che impone di rimandare il paziente a seduta in anestesia spinale in caso di riscontro patologico.

Se, pur rimanendo nell'ambito delle lesioni superficiali, la neoplasia presenta all'istologico un grado istologico medio-elevato indice dell'aggressività della malattia è possibile, allo scopo di rendere meno probabili le recidive, eseguire dei cicli di instillazioni endovescicali. Per la terapia instillativa si possono utilizzare chemioterapici o terapie immunitarie.

I chemioterapici principalmente Mitomicina C hanno un'azione citotossica locale sulle neoplasie uroteliali, e poichè non vengono assorbiti dalle pareti vescicali non danno nessuno degli effetti sistemici tipici delle chemioterapie oncologiche e sono di norma molto ben tollerati. La terapia delle neoplasie infiltranti della vescica: cistectomia, derivazioni urinarie sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata neovesciche. Il riscontro all'istologico di una neoplasia infiltrante la tonaca muscolare impone l'intervento di cistectomia radicale, che consiste nell'uomo nell'asportazione di vescica, prostata e vescicole seminali e nella donna nell'asportazione di vescica e utero e parte della parete vaginale anteriore.

L'intervento è estesamente demolitivo, ma necessario sia per trattare l'ematuria presente e futurasia per permettere la guarigione oncologica dalla malattia che è possibile, nei casi senza coinvolgimento linfonodale, nella gran maggioranza dei pazienti. L'asportazione della vescica comporta la perdita della funzione di serbatoio per le urine, quindi si apre il problema della derivazione urinaria. La soluzione meno invasiva dal punto di vista chirurgico è abboccare direttamente gli ureteri alla cute del paziente ureterocutaneostomiaintervento che viene di solito riservato a pazienti in cui i rischi conseguenti alla creazione di una derivazione con ansa intestinale sono giudicati inaccettabili per condizioni generali ed aspettativa di vita.

Per questi motivi, quando possibile, sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata preferisce l'interposizione tra gli ureteri e la cute di un tratto di cm di ansa ileale, autonomizzata dal resto del tubo digerente uretero-ileo-cutaneostomia o derivazione di Bricker : questo intervento comporta un minor rischio di stenosi nel punto di anastomosi degli ureteri, quindi non necessita di mantenere un tutore ureterale, un minor rischio di infezioni ascendenti renali, una maggior comodità di gestione data la presenza di una sola stomia.

Sull'altro piatto della bilancia, la necessità di eseguire una resezione intestinale, con un aumento di sangue nelle urine di fase 4 il cancro alla prostata operatori e, pur in misura limitata, di rischi nel perioperatorio legati alla ripresa della funzionalità intestinale, che precludono l'intervento a soggetti in condizioni generali scadute.

In generale la derivazione di Bricker, anche grazie ai nuovi sistemi di raccolta veramente efficaci, si rivela molto funzionale e, una volta superato l'impatto psicologico della stomia, i pazienti riacquistano una qualità di vita elevata. Sono state proposte nel tempo diverse soluzioni tecniche per confezionare la neovescica, tenendo come obiettivi costanti l'ottenimento di un serbatoio di buona capacità, veloce da realizzare, in grado di svuotarsi completamente e salvaguardare la funzione renale, con una bassa percentuale di stenosi nel punto di anastomosi degli ureteri.

La parete intestinale in primo luogo non ha e non avrà mai la struttura muscolare della vescica, quindi la neovescica deve essere svuotata con il torchio addominale; se non si pone particolare attenzione ad evitare, mediante minzioni frequenti, eccessivi riempimenti della neovescica si incorre in uno eccessiva dilatazione del serbatoio fino allo sfiancamento, con conseguente difficoltà nella fase di svuotamento; lo stimolo viene avvertito non come voglia di urinare ma come un senso di tensione addominale.

I tumori uroteliali delle alte vie. Diverso è il discorso relativo ai tumori che originano dall'urotelio che riveste l'uretere, la pelvi renale e i calici renali: qui, per motivi anatomici legati all'esiguo spessore della parete della via escretrice, gli spazi per una terapia conservativa endoscopica sono purtroppo molto più ridotti. I tumori renali. Oltre ai tumori uroteliali, siano essi della vescica o delle alte vie, una importante causa di ematuria è data dai tumori renali propriamente detti.

La terapia è l'asportazione della massa enucleoresezionequando possibile per dimensioni e localizzazione in rapporto con le strutture renali, o l'asportazione radicale del rene nefrectomia radicale per le masse più grandi. La chirurgia a cielo aperto rimane una opzione per masse particolarmente voluminose, con coinvolgimento neoplastico della vena renale, della vena cava o degli organi vicini, o per particolari condizioni anatomiche.

La prognosi, almeno nei casi confinati al rene, è di solito molto buona, con elevate percentuali di guarigione; anche in questo caso, la diagnosi precoce fa la differenza. Prevenire è meglio che curare Quindi la prima forma di prevenzione consiste nell'evitare l'esposizione a queste sostanze, sospendendo il fumo di sigaretta e adottando tutte le precauzioni possibili in ambito lavorativo ed hobbistico.

Quando non possibile eliminare completamente i fattori di rischio, è consigliabile nei soggetti esposti fare prevenzione secondaria, cioè promuovere la diagnosi precoce mediante esecuzione periodica di esami non invasivi quali l'ecografia e i citologici urinari; questo perchè, come si è detto, neoplasie diagnosticate in fase più avanzata comportano interventi estesamente demolitivi e più basse aspettative di guarigione rispetto alle forme diagnosticate in fase più precoce.

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